venerdì 1 agosto 2008




Francesco, per molti di noi un fratello maggiore.



Lettera alla moglie scritta di getto il 27 luglio.






Cara Caterina,
leggendo il manifesto che pubblicizzava la manifestazione di atletica leggera del 2 agosto p.v.,
gara che è stata pensata per ricordare la figura di Ciccio, e anche credo, per realizzare un progetto al quale Egli stesso stava lavorando da tempo, ho avvertito un tuffo al cuore , e tornando indietro nei ricordi di quella entusiasmante stagione che tutti assieme abbiamo vissuto a Motta, sono stato pervaso da uno strano sentimento, un misto di emozione e commozione, al ricordo di un amico, ma per molti di noi di un fratello maggiore, al quale dobbiamo riconoscere il merito di averci con il suo impegno, la sua abnegazione e la sua grande passione per lo sport, aiutato a trascorrere, spesso sacrificando gli affetti familiari, momenti di grande partecipazione sportiva e collettiva, in una età, quella dell’adolescenza delicata per alcuni versi, in quanto proprio in questa particolare età si può correre il rischio di essere fuorviati dal giusto cammino della vita. Egli ha contribuito, con quella splendida esperienza che è stata per molti di noi il Gruppo Sportivo Mottese, a far crescere nel nostro meraviglioso e sempre amato Paese, il senso di comunità. Pur essendo l’atletica uno sport prettamente individuale Egli infatti, ci ha fatto sentire partecipi di un progetto che travalicava i confini dello sport , ma aveva una dimensione molto più ampia e aggregante: l’essere tutti assieme testimoni e valenti attori di un cambiamento che Motta ha vissuto in quegli anni. Ci aveva fatto intravedere la possibilità che avevamo una opportunità storica, da soli o in squadra, di portare fuori dai confini provinciali il nome di Motta, e questo ci rendeva orgogliosi e fieri di essere interpreti e protagonisti di una stagione, che al di là dei tanti successi sportivi che abbiamo mietuto in quegli anni, ci ha visti solcare le piste di atletica di tutto il sud d’Italia, a gridare alto, con grande dignità e se vuoi con la temerarietà e l’incoscienza di chi non ha niente da perdere, che eravamo gli alfieri di Motta San Giovanni, non di una delle tante “Motta” sparse per l’Italia, ma della “Motta” più nobile e bella, quella che si staglia maestosa tra l’Etna fumante e gli impervi contrafforti dell’Aspromonte. I valori che ci ha saputo trasferire nelle lunghe giornate trascorse nel campetto delle scuole medie, o nella viuzza soprastante, a ridosso dei gradini e della soglia di casa del caro amico Prof. Giovanni Verduci, un altro che ha messo la propria firma nel miracolo dell’Atletica a Motta, ci hanno consentito di affrontare in un senso compiuto di cittadinanza attiva, con rinnovata fiducia, la sfida che da una pista di atletica si trasferiva gioco forza nella vita di tutti i giorni. Molti sono stai gli insegnamenti che Egli ci ha trasmesso, la lealtà in primo luogo, il gareggiare onestamente onorando gli avversari pur non lesinando di dare il meglio di se stessi. Quindi il rispetto delle regole, l’enfatizzazione del sacrificio che Egli molte volte,mentre macinavamo chilometri su e giù per i tornanti del paese, paragonava per spronarci, al sudore dei nostri tanti concittadini che nelle gallerie lottavano per un mondo migliore, immolandosi non per loro stessi, che sapevano essere senza alcun futuro per sé , ma per i propri cari,dimostrando un grande altruismo, una delle doti che Ciccio ha palesato, nel mondo dello sport e nella società mottese in generale. Aveva sempre una parola di conforto nel momento di una sconfitta. E trovava nel suo linguaggio spesso fatto di silenzi, parole dolci che rendevano meno amara una prestazione ma ti motivavano per fare sempre di più e meglio, ad allenarti con maggiore vigore, ma senza mai perdere di vista l’impegno primario che per noi rimanevano l’istruzione e la scuola. E’ stato un punto di riferimento per tutti i Mottesi che oggi lo ricordano con questa bella iniziativa. Se Ti può essere di conforto, per quello che vale nel vuoto della solitudine che una prematura scomparsa lascia in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e di amarlo, devi sapere che spesso nei momenti più impensabili della giornata, in molti di noi Ciccio riaffiora, con il suo immancabile borsello, con il suo ghigno da combattente, con l’aria un poco da don Chisciotte a darti un consiglio, una carezza, uno stimolo, o forse a sorriderti per farti capire che c’è, che è con te, che Ti è vicino. E’ stata una delle figure che ha più inciso in quella generazione che dal 1977 in poi ha raccolto una grande sfida, quella di riscattarsi anche socialmente con addosso un paio di scarpe e un pantaloncino. Perché prima di essere il mister, il presidente, il magazziniere, l’autista, il factotum di tutto , Ciccio era un educatore. E te lo dice uno che a causa della bizzarria del proprio carattere da giovincello, ha avuto spesso bisogno della severità e della fermezza di uno come Lui a cui , pur comportandomi in alcuni frangenti in modo non ortodosso, Egli ha sempre perdonato tutto, accogliendomi con un forte abbraccio e con una pacca sulle spalle come se niente fosse successo. Ci aveva responsabilizzati quando andò a fare il servizio di leva a Diano Marina, ci disse che nel periodo di sua assenza non potevamo mollare perché il giocattolo era fragile e se non fossimo stati uniti nell’impegno si sarebbe infranto. Tutti gli atleti ci siamo sentito degli ometti e per non deluderlo abbiamo maggiormente profuso gli sforzi affinché il giocattolo fosse ancora più solido e bello. Mi è rimasto un dubbio, o meglio una domanda senza risposta, alle tante domande con le quali Lo assillavo mentre ci spostavano in giro per la Calabria sulla Ritmo bianca. Un giorno Gli chiesi, perché hai scelto i colori l'azzurro e il giallo per la divisa della squadra? “L’azzurro rappresenta il mare, il giallo lo devi indovinare”, mi disse. Non me lo disse mai, o forse io non lo indovinai mai; forse rappresentava il grano della nostra terra, o i raggi di sole che solo nel nostro tramonto ha sfumature uniche. Forse era stato il caso a volere che fossero quelli i colori della divisa. Me lo dirà forse Lui un giorno, quando ci ritroveremo da qualche parte. Pensavo in verità di avere più tempo per potergli riproporre la domanda e ottenere la risposta, invece mi rimane negli occhi l’ultimo sguardo, al compleanno di mia nipote. Ho avuto quella sera l’impressione che fosse sofferente, tirato in viso, ma aveva uno sguardo profondo che sembrava ti volesse trasmettere qualcosa, sembrava che volesse trasferiti un pensiero, un sentimento. Ricordo di quella sera un particolare. Ci facemmo una foto assieme, dopo tanto tempo, perché la volevo accoppiare con una fatta a Barletta nel 1978, quando partecipammo per la prima volta alla fase nazionale dei Giochi della Gioventù. E mentre il flash ci immortalava lo invitai di tenermi informato sui corsi per allenatore, perché ora come allora l’atletica è rimasta la mia unica passione. Capitò quella sera che la memoria della fotocamera si formattò e si persero tutte le foto. E la videocamera tenuta accesa per tutta la sera non registrò nulla. Ho avvertito a posteriori, in questi due episodi negativi un presagio, come se il destino avesse voluto imporci che i ricordi dovevano essere tramandati nel cuore e nella mente di ciascuno di noi. Dopo, la ferale notizia che ci colse in una fredda serata d’invero ,l’incredulità e poi lo sconforto e il grande vuoto che ha lasciato in tutti noi. Ho pensato molto e molto spesso alle modalità della morte di Ciccio. L’essere venuto meno proprio in Chiesa mentre onorava la memoria del Padre ci ha consegnato per Ciccio un copione di una morte che ha qualcosa di solenne, di aureo, di nobile, quasi fosse la morte di un personaggio della mitologia che nel ricordo del proprio Padre defunto, decide di raggiungerlo. Avrei tante altre cose da dire sul mio rapporto con Ciccio e sulle esperienze di quegli anni. Se è vero che sono i migliori a lasciarci anzitempo, devi sapere che non solo nella stretta cerchia della Vostra famiglia, Tuo marito ha lasciato un vuoto incolmabile. Lo ha lasciato anche in chi ha saputo apprezzarlo per il Suo modo gentile di essere amico, guida, punto di riferimento. Questo se non lenisce il dolore, sicuramente rende più piacevole il ricordo di una persona perbene quale era il sempre più compianto Ciccio.

28 luglio 2008